PRIMO MAGGIO SULL’AIA

Il primo maggio di ogni anno in località Santa Croce in Rasina, vicino a Gualdo Tadino, si svolge una festa particolare.
In questo luogo, dove sorge una chiesetta molto antica, per tradizione secolare, il primo giorno di maggio si radunava un piccolo popolo, in particolare i contadini con le loro famiglie e i proprietari delle terre, per la benedizione dei campi, per la Santa Messa, per festeggiare i doni ricevuti e per impetrare l’aiuto divino anche riguardo al lavoro futuro. Alla sera si concludeva la giornata con la recita del Santo Rosario.
Gli attuali proprietari del podere non solo hanno voluto mantenere fede alla tradizione, ma si sono preoccupati di valorizzare questo momento invitando anche persone al di fuori dell’ambito originario e dandosi da fare perché tutto si potesse svolgere nel migliore dei modi.
“Mio nonno – precisa Marinella Gentilucci – andava già a questa festa e i miei genitori, quando hanno comperato questo podere, hanno voluto mantenere tutto integro rispettando le consuetudini del luogo, come era stato loro richiesto dal prete che vendette la proprietà. Adesso noi cerchiamo di coinvolgere anche le nuove generazioni per tenere desta questa tradizione”.
Attualmente la partecipazione è sempre numerosa, circa un centinaio di persone, sia giovani che anziani, che con serietà, ma in modo sereno e spontaneo, seguono tutti i gesti, dalla Messa alla benedizione dei campi, con la consapevolezza di compiere qualcosa che non solo si inserisce in una storia, ma che risponde anche alla loro umanità ed esperienza di vita.
La compostezza di questi contadini, gli anziani spesso accompagnati dai nipoti sono un chiaro esempio di una dipendenza da Dio, cui rendono grazie per il lavoro ricevuto e a cui affidano tutte le persone scomparse che, con la loro fatica e la loro opera, hanno contribuito al benessere e al mantenimento di questa zona agricola.
Il primo maggio questo piccolo popolo si riuniva e si riunisce soprattutto per ricordare San Giuseppe lavoratore e artigiano che, con il suo esempio, ha dato testimonianza di come vivere la fatica del quotidiano.
E’ importante più che mai far conoscere e valorizzare questi fatti che costruiscono dei legami di solidarietà e lasciano un segno nella realtà.
Un popolo, anche se piccolo, ha bisogno, per muoversi, di qualcuno che lo accompagni, lo stimoli e lo sostenga. In questo senso la famiglia Gentilucci è il punto di riferimento fondamentale perché, grazie alla sua opera instancabile, al suo amore per la tradizione del luogo e alla sua fede, ha saputo riunire gli abitanti di questa località umbra in un cammino significativo che continuerà nel tempo.